L’occhio di bue migliora la visione

Ovviamente non si sta parlando delle uova all’occhio di bue, quelle classiche al tegamino, un piatto estremamente semplice ma che può diventare gourmet se si impreziosisce, per esempio, con scaglie di tartufo bianco (da aggiungere rigorosamente solo a fine cottura direttamente sul piatto di portata).

Ovviamente non si sta parlando neanche dei biscotti occhi di bue, quei frollini fatti in genere da due dischetti in cui quello superiore lascia spazio al centro per contenere marmellate varie o cioccolato.

Se non si sta parlando di cibo, allora si potrebbe intendere (ma non è neppure questo il caso) il fiore occhio di bue: un fiore molto simile ad una margherita, di color giallo e che si trova prevalentemente in paesi a clima più arido dell’Europa meridionale. Saremmo però ancora lontani da qualcosa che riguarderebbe una migliore visione.

Si potrebbe allora parlare della pietra dal nome occhio di bue, una varietà di quarzo di color mogano. In cristalloterapia aiuterebbe, tra tante altre principali proprietà, a rinforzare la vista e a rendere gli occhi più resistenti. 

Ciò che invece sicuramente fa sì che migliori la visione, soprattutto in teatro e più in generale nel campo dello spettacolo, è quello strumento chiamato occhio di bue o anche seguipersona. Questo strumento è in grado di emettere un fascio di luce ben visibile ed è quindi utilizzato per seguire ed illuminare i movimenti dell’artista rispetto a tutto il resto della scena che rimane al buio.

Il più noto modello di seguipersona è quello denominato Super Trouper, nome che ha dato il titolo nel 1980 all’omonima canzone degli ABBA.

I primi occhiali da sole non avevano le lenti

Guardare il sole ad occhi nudi è sicuramente fastidioso, e comunque non consigliato perché potrebbe arrecare danni agli occhi e quindi alla vista.

A dire il vero esiste chi lo fa, ma con molta attenzione e con lungo allenamento: si tratterebbe di una pratica, chiamata “Sun-Gazing” di contemplazione del sole in momenti particolari della giornata. E’ una tecnica antica, di vari popoli quali i Maya, gli Egizi e i Tibetiani, che apporterebbe benefici non solo alla salute, ma anche allo sviluppo dell’intuizione, alle capacità extra-sensoriali, e rappresenterebbe anche un modo di nutrirsi (“Sun-Eating”) attingendo dall’energia del sole.

Oltre al fastidio di guardare il sole ad occhi nudi, può essere fastidiosa anche solo la luce accecante soprattutto in condizioni e in ambienti che favoriscono il riverbero, come per esempio lo specchio d’acqua o la neve. Se immaginassimo di essere sui ghiacciai dell’Artico in una serena giornata di sole, probabilmente faremmo fatica a tenere gli occhi aperti. 

Sembra che proprio il popolo degli Inuit (abitanti dell’Artico, appunto) sia stato il primo a realizzare dei rudimentali occhiali da sole per proteggersi dal riverbero dei ghiacci. Si trattava solo di montature, quindi senza lenti, realizzate in legno o con ossa di animali, nelle quali si praticava una fessura lunga e stretta per lasciare una piccola visuale e proteggere quindi la vista.

Le lenti colorate hanno fortunatamente preso poi il sopravvento, passando per l’imperatore romano Nerone che usava degli smeraldi per guardare le lotte dei gladiatori, per gli attraversamenti in gondola dei veneziani che con la lavorazione del vetro a Murano avevano una certa dimestichezza, e per gli americani che ne fecero uso militarmente per i piloti agli inizi del Novecento.

Oggi, non c’è che l’imbarazzo della scelta per tutte le varie esigenze e i vari gusti personali. Dalla scelta di svariati colori, fino alle lenti a specchio, o a quelle che diventano più o meno scure in base alla luce del momento. Da scelta delle varie montature, da quelle classiche a quelle più estrose, o magari indossate nel tempo da personaggi famosi.

Insomma, da quando i primi occhiali da sole si usavano solo per la protezione della vista, oggi sono ormai un accessorio alla moda che completa il proprio look. Certo si esagera quando si indossano anche in assenza di sole, o in luoghi chiusi, e soprattutto quando in modo poco educato non si sfilano quando si parla con il prossimo.

L’occhio di Leonardo è su un francobollo

“L’occhio, dal quale la bellezza dell’universo è specchiata dai contemplanti, e di tanta eccellenza, che chi consente alla sua perdita si priva della rappresentazione di tutte le opere della natura, per la veduta delle quali l’anima sta contenta nelle umani carceri, mediante gli occhi, per i quali essa anima si rappresenta tutte le varie cose di natura. Ma chi li perde lascia essa anima in una oscura prigione, dove si perde ogni speranza di vedere il sole, luce di tutto il mondo.” (cit. – Leonardo Da Vinci).

‘L’occhio’ è un disegno di proprietà della Biblioteca Nazionale di Torino, ed è il risultato dello studio accurato e meticoloso di un genio e di uno scienziato.

Gli studi di Leonardo Da Vinci non furono legati solo al disegno e alle caratteristiche dell’occhio, ma all’ottica in generale: studi sulla visione monoculare e quella binoculare, sulla rifrazione e riflessione luminosa, del prospettografo e della camera oscura, fino a lenti da occhiali e d’ingrandimento.

Egli diceva che: “L’occhio, che si dice finestra dell’anima, è la principale via donde il comune senso può più copiosamente e magnificamente considerare le infinite opere della natura” (cit.)

E sicuramente, Leonardo con i suoi occhi ha avuto modo di considerare e approfondire molte delle infinite opere naturali, oltre che le proprie opere artistiche e scientifiche.

L’occhio di Leonardo Da Vinci è ora anche su un francobollo commemorativo per i 500 anni dalla morte (1452-1519), insieme ad altre tre sue opere: ‘L’occhio’, ‘Adorazione dei magi’, ‘Ritratto di musico’, ‘La scapiliata’.

Infinite, e non solo quattro, sarebbero potute essere le opere sui francobolli, ma è proprio il caso di dire che, … anche L’occhio ha avuto la sua parte!

Le Ninfe dei Laghi hanno gli occhi verdi

E’ sicuramente risaputo che la quantità di melanina, unita all’esposizione ai raggi ultravioletti (UV), determina il colore della pelle. La melanina è però anche responsabile del colore dei capelli e degli occhi.

Quindi, più è elevata la quantità di melanina più sarà scuro il colore degli occhi.

La concentrazione di melanina è ereditaria, e si stabilizza generalmente intorno al primo anno di vita: ed è per questo motivo che il colore degli occhi dei neonati appare subito più chiaro di quello che poi effettivamente sarà.

Il colore più diffuso al mondo, con più della metà della popolazione, è il marrone, mentre solamente due persone su cento hanno gli occhi verdi. Non crederanno a questa statistica gli abitanti di Irlanda, Scozia e Islanda, dove la concentrazioni di persone con gli occhi verdi è altissima, anche più dell’80 per cento.

Riguardo al colore verde degli occhi ci sono molte teorie e storie, alcune fantasiose e altre legate alle divinità greche, o a leggende orientali.

Le Ninfe dei Laghi, per esempio, sarebbero divinità femminili molto legate alla natura, con affascinanti e attraenti occhi verdi, dalle quali discenderebbero tutte le persone con gli occhi di tale colore.

Molte sono anche le ricerche effettuate da scienziati ed esperti universitari, che nel tempo hanno cercato di definire una relazione tra il colore degli occhi (specchi dell’anima) e le caratteristiche della personalità.

Le persone con gli occhi verdi, per esempio, risulterebbero affascinanti, dolci e misteriose (un po’ come delle ninfe), ma anche persone con spiccata creatività e originalità, miti, generose e altruiste, ma a volte anche imprevedibili.

Insomma, state attenti (voi uomini) se incontrate una donna dagli occhi verdi … potreste innamorarvi come accadde nella canzone “Gli occhi verdi dell’amore” del lontano 1968, o nella più recente “Gli occhi verdi di tua madre” del 1976.

Sula Bassana ha occhi di falco

Nel 1964 nasce un supereroe dei fumetti chiamato Occhio di Falco, un arciere dalla mira infallibile che farà poi parte anche dei Vendicatori guidati da Capitan America.

E’ quindi esplicito il riferimento al rapace dalla vista acutissima che è in grado di individuare la preda dall’alto, a grande distanza, prima di avventarsi in picchiata veloce come una freccia.

Il nome Occhio di Falco è stato anche adottato (in lingua inglese Hawk-Eye) per un sistema di moviola, più che altro per il tennis, per la riproduzione della traiettorie della pallina: secondo il principio della triangolazione usando immagini registrate da almeno quattro telecamere poste in diversi angoli del campo di gioco.

In cristalloterapia, invece, l’Occhio di Falco è una pietra utilizzata, tra le altre proprietà olistiche spirituali, per migliorare la circolazione, i movimenti intestinali, l’uso coordinato di gambe e braccia, e naturalmente la vista.

Tornando alla Sula Bassana, si tratta di un grande uccello marino presente più che altro nell’Atlantico del nord, come sull’isola di Bonaventure (in Canada) e sulle isole di Boreray e Bass Rock (in Gran Bretagna). Alla ricerca di cibo, pare che la sula bassana sia capace di riconoscere un peschereccio già da undici chilometri di distanza.

Insomma, sia il falco che la sula bassana aguzzano la vista per lo più per la ricerca del cibo per la sopravvivenza ….. un po’ come del resto fa anche l’uomo quando deve leggere le minuscole note sulle etichette dei prodotti confezionati.