Le lenti arancioni favoriscono l’ispirazione

Precisamente l’8 dicembre di 40 anni fa, all’età di 40 anni, perchè nato nell’anno 40 del secolo scorso, ci fu l’assassinio di John Lennon.

Per tutte le cose di cui si è occupato avrebbe dovuto avere almeno il doppio degli anni: cantautore, polistrumentista, paroliere, attivista, attore, regista.

Lo si ricorda soprattutto per i Beatles, per il secondo matrimonio con Yoko Ono, per le proteste pacifiste, e sicuramente meno per la tossicodipendenza, ma la sua immagine è fortemente caratterizzata dai celebri occhialini tondi.

Occhiali tondi con le lenti di vario colore, ma soprattutto arancioni, perchè secondo il Feng Shui favorirebbero l’ispirazione.

La percezione del colore avviene grazie a delle cellule specializzate presenti nella retina e conosciute come coni. Ci sono tre tipi di coni, i quali sono sensibili rispettivamente a tre diversi spettri di onde elettromagnetiche. I coni sono convenzionalmente etichettati secondo l’ordine dei picchi delle lunghezze d’onda delle loro sensibilità spettrali: cono tipo corto (S), medio (M), e lungo (L).

In particolare il colore arancione è associato a una stimolazione dei coni L maggiore rispetto alla stimolazione dei coni M, mentre i coni S non sono stimolati dall’arancione.

In cromoterapia, l’arancione è il colore che dà gioia e porta allegria, energizza e stimola.

A livello energetico è associato al 2° Chakra, che governa il piacere, la creatività e la libertà di espressione.

Dal punto di vista psicologico, l’arancione è associato all’umore allegro, all’espansività, al carattere spiritoso ed estroverso.

Nel mondo vegetale, l’arancione può indicare la presenza di carotenoidi, carotene, e cibi tipo le carote, le zucche, i meloni, sono dei preziosi alleati per la protezione della vista.

Non fatevi mancare un paio di occhiali con le lenti arancioni, e … buona ispirazione!

C’è chi colleziona occhiali

Se si parla di collezionismo viene subito in mente la classica collezione di monete e, per i nati del secolo scorso, sicuramente anche di francobolli che vengono ancora prodotti, ma forse solo più per i collezionisti o per celebrare e commemorare personaggi o eventi, in quanto le obsolete lettere e cartoline sono ormai state dematerializzate e digitalizzate.

C’era anche chi un tempo collezionava farfalle, ma forse solo nominalmente al fine di avere un garbato pretesto per invitare a casa una ragazza, con modi ancora un po’ romantici. Anche queste, modalità obsolete ormai superate da più espliciti Like sui siti specifici di incontri.

Pare che le due spinte principali, per un collezionista, siano il desiderio di possesso e il perfezionismo. Mentre il perfezionista è alla ricerca della completezza assoluta della sua collezione, catalogando tutto con ordine maniacale, chi è spinto dal desiderio del possesso è più un accumulatore seriale probabilmente privo di una meta.

Un po’ tutti, nella vita, abbiamo collezionato qualcosa, anche solo per qualche tempo: figurine, bambole, fumetti, penne, scatole di latta, orologi, fino ad oggetti impensabili e rarissimi da Guinness dei primati.

Nel lunghissimo elenco di oggetti da collezione ci sono naturalmente anche gli occhiali, e il personaggio famoso più rappresentativo è sicuramente Elton John, con migliaia e migliaia (pare 250mila circa) di esemplari di tutte le forme, colori e stili possibili. Una vera e propria passione per un accessorio che è rappresentativo del suo stile stravagante, eccentrico, ironico.

Molti altri sono i vip che hanno sviluppato questa passione o che ne hanno fatto un segno distintivo e caratterizzante, quali Johnny Depp, Brad Pitt, Demi Moore e Nicole Kidman.

Avendo invece l’indole del perfezionista, allora si potrà a raccogliere e catalogare per esempio tutte le collezioni stagionali di determinate marche, oppure si potrà spaziare nella storia per catalogare l’evoluzione delle forme e dei materiali.

Un’altra collezione molto interessante potrebbe essere quella di ripercorrere la storia attraverso i personaggi celebri che continuiamo a riconoscere anche solo per i loro occhiali, come i caratteristici occhialini di Camillo Benso conte di Cavour, o gli occhiali tondi di Gandhi, o il monocolo di Arsenio Lupin. 

In questo ultimo caso ci dovremmo però accontentare di collezionare delle riproduzioni, visto che gli occhiali originali di Gandhi quest’anno sono stati venduti all’asta per 260mila sterline …  un occhio della testa!

Le emozioni principali sono 6

Se le emoticons dovessero mai coprirsi bocca e naso, avrebbero a disposizione solo gli occhi per esprimere le loro emozioni, ma ci riuscirebbero benissimo.

Lo sguardo è un importante strumento di comunicazione non verbale, e osservando solamente l’espressione degli occhi è possibile percepire le relative emozioni.

Che le emozioni “primarie” o “universali” possano essere definite nel numero di 4, 6, 8, è probabilmente di poco conto, dal momento che potrebbero essere anche migliaia le espressioni facciali che si otterrebbero combinando i vari elementi e muscoli del viso.

1. Paura. Se improvvisamente qualcosa ci fa paura, le sopracciglia si alzano e gli occhi sono apertissimi. Questo accade perché il cervello fa in modo che la vista si amplifichi per poter tenere sotto controllo lo spazio intorno e riuscire a percepire meglio il pericolo.

2. Rabbia. Quando ci arrabbiamo stringiamo gli occhi, e questo avviene perché la nostra vista si concentra sul soggetto che ha causato la nostra rabbia, come se lo si stesse puntando.

3. Tristezza. Gli angoli interni dei sopraccigli (unitamente agli angoli interni delle palpebre) si sollevano e si ravvicinano fino a formare delle micro rughe tra i sopraccigli, e lo sguardo è abbassato.

4. Gioia. Si dice che si ride prima con gli occhi e poi con la bocca. La pelle sotto le palpebre viene stirata fino a formare delle rughe sotto gli occhi e la tipica “zampe di gallina” a lato dell’occhio.

5. Disgusto. La palpebra inferiore risulta sollevata (dal movimento del naso) andando a coprire il bianco dell’occhio e compaiono delle pieghe sotto la palpebra inferiore che è sollevata ma non tesa. Le sopracciglia sono abbassate e spingono in basso la palpebra superiore.

6. Sorpresa. Con l’espressione di sorpresa i sopraccigli sono sollevati, si incurvano e si rialzano, e per questo motivo in molte persone si formano delle righe sulla fronte. Durante la reazione di sorpresa gli occhi sono spalancati con le palpebre inferiori rilassate e quelle superiori sollevate.

Buona “zampa di gallina” a tutti !!!

… e se non lo sai … occhio!

L’esclamazione “Occhio!”, si sa, richiama all’attenzione.

In una forma più estesa, abbiamo sicuramente già sentito il modo di dire “Occhio alla penna!”, un’esclamazione che si rifà al mondo marinaresco per ricordare al timoniere, di un’imbarcazione a vela, di prestare attenzione al “punto di penna”, e cioè all’estremità della vela al fine di controllare la situazione del vento e non farsi cogliere di sorpresa in caso di eventuali raffiche o cambiamenti di direzione.

Nel linguaggio comune si usa per invitare qualcuno a vigilare, a stare in guardia, a prestare molta attenzione a qualcosa, in genere per non farsi sorprendere, per non farsi cogliere impreparati e parare in tempo un pericolo o un attacco.

Può essere quindi un invito alla prudenza, ma quella Prudenza che fa parte delle 4 virtù cardinali, da non confondere con la troppa cautela e moderazione carica di paure ed incertezze.

Unitamente a Giustizia, Fortezza e Temperanza, la Prudenza è la virtù cardinale che più si rifà alla saggezza, quale capacità di vedere in ogni circostanza il bene, per poi scegliere i mezzi adeguati per attuarlo.

La Prudenza la si ritrova anche nelle 26 virtù di Carlo di Borbone, Re delle due Sicilie e infante di Spagna: virtù rappresentate nelle 26 statue presenti sulle terrazze del Foro Carolino in Piazza Dante a Napoli.

Nelle varie rappresentazioni della Prudenza, questa tiene in mano uno specchio. Lo specchio è simbolo di avvedutezza, di circospezione, e poi anche della conoscenza di se stessi in quanto condizione preliminare per la realizzazione del bene.

E’ il saggio, quindi, che sta all’occhio e ha tutte le capacità per pianificare una scelta, cogliendone tutte le implicazioni future e soppesando con intelligenza rischi e implicazioni.

Buona vita … e … Occhio!!!

La zucca Delica non porta gli occhiali

La frutta e la verdura di colore arancione è tendenzialmente ricca di beta-carotene, per cui questi cibi sono dei preziosi alleati per la protezione della vista.

In autunno non possiamo quindi farci mancare la zucca, e non solo per intagliarla e farci un bel decoro per la festa di Halloween.

Sono vari i tipi di zucca esistenti, per forma, colore e sapore, così come sono vari anche i modi di cucinarla. Si può consumare al forno, al vapore, nel risotto, nel minestrone, e sicuramente tutti abbiamo già potuto degustarla nei tortelli alla mantovana, che sono ripieni proprio della varietà denominata Zucca mantovana (Prodotto Agroalimentare Tradizionale).

La provincia di Mantova è anche il principale luogo, in Italia, in cui si produce una particolare varietà detta Zucca Delica, dalle origini giapponesi, nata da un incrocio. E’ di forma tondeggiante e appiattita, ha una buccia verde scuro sottile e commestibile, ha una polpa consistente e il gusto ricorda le castagne e le nocciole.

Non solo nel mantovano, ma anche nella provincia di Siracusa si coltiva questa particolare varietà, che viene cucinata anche in un altrettanto particolare modo: fritta in agrodolce, con aglio e menta.

Si pulisce la zucca Delica, senza privarla della buccia, e si ricavano delle fette di circa mezzo centimetro di spessore. Quindi si friggono le fette di zucca in abbondante olio extravergine di oliva e quando sono dorate, ma ancora al dente, si fanno asciugare su carta assorbente, si aggiunge un pizzico di sale, e si adagiano su un piatto di portata. In una padella si fanno poi rosolare due spicchi d’aglio (tagliati a fettine) in 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, per poi aggiungere 3 cucchiai di aceto (di vino bianco o di mele) e un cucchiaio di zucchero di canna: quando lo zucchero sarà completamente sciolto, si spegne il fuoco, si aggiungono 5-6 foglie di menta spezzettate a mano, e dopo aver ben mescolato si versa il tutto sulle fette di zucca fritte. Si lascia insaporire e raffreddare, per poi servire e degustare a temperatura ambiente.

Sicuramente qualcuno potrà avanzare delle obiezioni per questa ricetta, un po’ per il fritto e un po’ per l’aglio: allora vorrà dire che qui, in provincia di Torino, il consiglio potrebbe essere quello di mangiarla come antipasto prima della bagna cauda.

Buona zucca Delica!